Chi vuole vedere la mamma faccia un passo avanti | Proedi Editore
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Chi vuole vedere la mamma faccia un passo avanti Maria Pia Bernicchia

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La tragica storia di 20 bambini ebrei, deportati da Francia, Italia, Olanda, Polonia e Slovacchia prima al campo di sterminio Auschwitz-Birkenau, poi nel campo di concentramento tedesco di Neuengamme (Amburgo), dove divennero vittime degli esperimenti medici e della brutalità insensata della politica dello sterminio del Terzo Reich. 256 pagine, con documenti inediti, testimonianze, dati e mappe, una sezione “Chiarimenti” ampliata di voci e di link a musei, memoriali, informazioni, libri

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In una fredda mattina di novembre del 1944 l’uomo nero si vestì di infame cattiveria: il dottor Mengele, l’angelo della morte, si presentò nella baracca 11 di Auschwitz-Birkenau e disse: “Chi vuole vedere la mamma faccia un passo avanti…”.
Pochi mesi dopo, il 20 aprile 1945 nella scuola amburghese di Bullenhuser Damm 20 bambini ebrei, dopo essere stati sottoposti a inutili esperimenti medici, vennero uccisi insieme ad altri quattro prigionieri adulti: due medici francesi e 2 infermieri olandesi.
Questo libro è la ricostruzione puntuale e documentata della storia di 20 bambini ebrei, deportati da Francia, Italia, Olanda, Polonia e Slovacchia prima al campo di sterminio Auschwitz-Birkenau, poi nel campo di concentramento tedesco di Neuengamme (Amburgo), dove divennero vittime degli esperimenti medici e della brutalità insensata della politica dello sterminio del Terzo Reich.
La cronaca dell’orrore perpetrato sui 20 bambini dal medico, criminale nazista, dottor Heissmeyer e dai suoi complici, ripercorre la tragica catena di vicende –  l’arresto, la detenzione nel campo di Auschwitz-Birkenau, la separazione dai genitori, gli esperimenti medici e il terribile epilogo – attraverso documenti inediti, testimonianze, atti processuali, azioni di giustizia e di “non giustizia” eseguite nei confronti dei carnefici coinvolti nella vicenda.
Un libro che non sarebbe stato possibile senza la tenacia e lo sforzo condotto dal giornalista tedesco Günther Schwarberg, che per primo ha intrapreso le ricerche per preservare dall’oblio i 20 bambini uccisi Bullenhuser Damm, salvaguardandone così il ricordo per sempre. A lui, l’angelo dei 20 bambini, è dedicato un intero capitolo del libro di Maria Pia Bernicchia che, proprio da Schwarberg ha ricevuto il testimone per non dimenticarli mai.
Il volume è corredato da un congruo apparato di note storiche, riunite nella sezione “Approfondimenti & Chiarimenti”, indispensabile per chi voglia approfondire l’argomento.

LA VERSIONE eBOOK, disponibile nei formati mobi (per Amazon Kindle, sia app, sia device) ed ePub (per tutti gli altri lettori), facilita la consultazione e completa l’approfondimento dei temi trattati. Si potrà infatti usufruire con un semplice click di documenti, informazioni, approfondimenti consultabili soltanto tramite il nutrito apparato di link e rimandi a siti web attivi nella versione digitale.


L′AUTORE

Maria Pia Bernicchia è nata e vive a Verona. Ha studiato lingue straniere e ha insegnato lingua, cultura e civiltà tedesca per oltre trent’anni. La scuola è stata la sua vera passione. A vent’anni, dopo aver visitato il campo di Dachau decide che avrebbe “tenuto vivi i morti”. Da allora ha iniziato ricerche e approfondimenti, ha seguito corsi di aggiornamento, si è appassionata alla cultura, alla lingua e alla storia ebraica. La “Memoria” è diventato il tema della sua vita.  Il suo primo incontro con i 20 bambini di Bullenhuser Damm avviene il 23 giugno 1996, alla Scuola Statale “Tullio Lenotti” (Verona), dove l’insegnante Maria Pia Priolo assieme alle colleghe presenta ad alunni, loro famigliari, autorità, e molti invitati il dossier sui Diritti dei Bambini, che era stato dedicato a Sergio de Simone come esempio di violazione di tutti i Diritti dell’infanzia. A richiamarmeli al cuore ci ha pensato, nel 1999, l’attuale direttore scientifico del Museo della Shoah di Roma Marcello Pezzetti. I 20 bambini di Bullenhuser Damm le hanno in seguito preso il cuore e con pazienza e determinazione perché non fossero dimenticati, perché il tempo non se li portasse via, ha ricostruito il puzzle delle loro giovani vite, dando vita nel 2004 alla prima edizione di questo libro, alla sua sesta ristampa e terza edizione nel 2014.


La storia di Chi vuole vedere la mamma faccia un passo avanti, ovvero una carezza alla Memoria di 20 bambini

Nel 2004 Proedi Editore pubblicò per la prima volta la storia di 20 bambini ebrei provenienti da tutta Europa, vittime della barbarie nazista: deportati ad Auschwitz prima, usati come cavie umane in Germania poi e infine uccisi per cancellare le “prove” di un assurdo quanto inutile crimine. Era stata Maria Pia Bernicchia ad affidarcela, tradotta e adattata dall’opera di un giornalista tedesco, buono e coraggioso: Günther Schwarberg. Il primo ad aver reso nota al mondo la tragedia dei “20 bambini di Bullenhuser Damm” sulle pagine del settimanale “Stern” – che dall’8 marzo 1979, per sei settimane, la pubblicò insieme a parte degli Atti del Processo di Curio-Haus e alla sentenza – e, nove anni dopo, con il suo primo libro, Il medico delle SS e i bambini (tradotto in sei lingue). La tenace professoressa di tedesco veronese, dopo aver incontrato Günther, adotta i “20 bambini di Bullenhuser Damm” e decide di impegnarsi a fondo per restituire loro le carezza negate e la Memoria.Traduce, adattandoli, i libri di Schwarberg, contatta Proedi Editore e, insieme, danno vita a un “piccolo libro”.
Un “piccolo libro” destinato a crescere e a far crescere.
Nel 2004 si intitolava I 20 bambini di Bullenhuser Damm, e aveva 96 pagine.
Nel 2011, alla sua quinta ristampa, le pagine erano diventate 120. Chi vuole vedere la mamma faccia un passo avanti era il suo titolo.
Nell’arco di sette anni ne furono fatte cinque ristampe, una versione in ebraico, una versione eBook nel 2012, sia in italiano, sia in inglese.
In dieci anni, la storia dei “20 bambini di Bullenhuser Damm”, tenacemente accudita e ampiamente diffusa da Maria Pia Bernicchia e Proedi Editore, è entrata nelle scuole italiane, nel cuore degli studenti e degli insegnanti ed è diventata un riferimento anche per storici e ricercatori in Italia e nel mondo.
Molte sono state le iniziative parallele legate alla memoria dei “20 bambini di Bullenhuser Damm”, quali il sostegno derivante da parte dei proventi derivati dalla vendita del “piccolo libro” al progetto Gugulethu per la lotta contro la tubercolosi nei bambini sudafricani, al progetto case-accoglienza per bambini malati di tumore della Lilit, alla realizzazione della biblioteca del Memoriale della Shoah di Milano, senza contare i giardini di rose bianche, piantati in Italia, in Germania, a Gerusalemme e i parchi e le strade intitolati ai bambini e a Günther Schwarberg ad Amburgo.
Maria Pia Bernicchia e Proedi Editore hanno raccolto il testimone lasciato da Günther Schwarberg. Insieme hanno proseguito le ricerche, gli studi, hanno mantenuto i contatti con i parenti delle piccole vittime, hanno tessuto altre trame, hanno collaborato alla realizzazione del documentario prodotto da RAI STORIA, di Gianluca Miligi, Rose bianche su sfondo nero. I bambini di Bullenhuser Damm.

Così la storia dei “20 bambini di Bullenhuser Damm” è diventata una grande, indimenticabile storia. Leggila e accarezza anche tu la Memoria dei “nostri” 20 bambini. E ricorda che acquistando il libro contribuirai alla realizzazione della Biblioteca del Memoriale della Shoah di Milano.


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PAROLE CHIAVE

Auschwitz, Auschwitz-Birkenau, Bambini, Campo di concentramento, Campo di sterminio, Deportazione, Ebrei, Esperimenti medici, Europa, Germania, Heissmeyer, Lager, Mengele, Nazismo, Neuengamme, Shoah, Sopravvissuti, Testimonianza


RASSEGNA STAMPA e RECENSIONI

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I PRIMI 500 RECENSORI , 9 novembre 2016
Non sopporto l’indifferenza di fronte alla tematica della Shoà. Sono trascorsi più di 70 anni, ma questo non deve consegnare un brutale genocidio a un comodo oblio. Tra poco non ci sarà più nessun testimone vivente e tocca a noi testimoni indiretti conservare la memoria. Ho letto molti libri sulla Shoà, ma in questo mi ha sorpreso la dedizione con cui l’autrice restituisce la memoria di 20 ebrei bambini, deportati ad Auschwitz e successivamente selezionati da Mengele per essere trasferiti in un altro campo di concentramento, Neungamme, essere sottoposti a esperimenti scientifici disumani e infine uccisi. Il libro si apre con la storia di ciascuno di loro, ci dà le loro immagini, è più difficile pensare a dei numeri quando invece si vedono i volti delle persone. Di alcuni non vi sono foto, di altri vi è l’unica che li ritrae, altri come Georges sono stati fotografati con la famiglia, addirittura c’è la foto della Prima Comunione: neppure la conversione al cattolicesimo poté salvare la sua famiglia. Provenienti da diversi Paesi europei, ma per la maggior parte polacchi, c’era tra di loro anche un bambino italiano, Sergio de Simone, figlio di un’ebrea sposata a un cattolico, che cercò scampo col bambino nella natia Fiume, ma fu deportata con tutti i suoi parenti ad Auschwitz. Separato dalla madre, qui un giorno di novembre nel 1944 il bambino fu ingannato dalla bugia di Mengele: “Chi vuole rivedere la mamma faccia un passo avanti” e seguì nel loro destino le altre piccole vittime, 10 bambini e 10 bambine, che avevano già conosciuto tutti gli orrori possibili, la separazione dai genitori, le umiliazioni, il freddo atroce, la fame, il lavoro. Furono scelti come cavie per esperimenti sulla tubercolosi: quando li videro arrivare, i deportati di Neungamme scoppiarono a piangere, non c’erano mai stati bambini in quel campo. Tra gli aiutanti del medico che condusse gli esperimenti su di loro c’era uno studioso francese, un deportato, che cercò di salvare i piccoli facendo bollire i germi della tbc, ma fu scoperto. Sottoposti a crudeli esperimenti ben documentati fotograficamente dalla precisione nazista, furono impiccati il 20 aprile 1945 nelle cantine della scuola elementare di Bullenhuser Damm, insieme ai due medici francesi e a due infermieri olandesi che avrebbero rappresentato degli scomodi testimoni. E’ particolarmente atroce pensare che una scuola, un ambiente accogliente e sicuro, sia stata scelta come luogo per compiere questo abominio. L’ impegno dell’autrice è straordinario nel ricco corredo iconografico: la testimonianza serve anche per fornirci le foto di coloro che compirono questa strage, per farci vedere in faccia il dottor Mengele, il comandante di Neungamme, l’autista che guidò il camion che trasportava le vittime, gli uomini che eseguirono l’impiccagione. E’ giusto capire come ognuno abbia avuto la sua parte di responsabilità, e al tempo stesso è terribile sapere che alcuni se la siano cavata con la fuga, come nel caso di Mengele che morì serenamente di vecchiaia in Sud America, o che altri ebbero condanne risibili. La foto li mostra alla sbarra durante il processo, in abiti civili, spogliati delle uniformi e delle armi, uomini senza umanità. L’autrice ci informa come ai 20 bambini siano stati intitolati vie, piazze, parchi, memoriali: perché non siano dimenticati i loro volti, i loro nomi, la loro breve esistenza. E’ giusto il sottotitolo di quest’opera, è una carezza ai 20 bambini di Bullenhuser Damm. Un libro doloroso, necessario, vivamente consigliato, non importa se in offerta o meno.
ISBN

978-8897350-27-9

Sottotitolo

I 20 bambini di Bullenhuser Damm: una carezza per la memoria

Autore

Maria Pia Bernicchia

Pagine

256 (indicative del libro a stampa)

Disponibile in

versione cartacea, versione Ebook, versione per kindle

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