Ricordi Futuri 4.0 – Cosa c’è in fondo al binario. | Proedi Editore
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Il Memoriale della Shoah di Milano, dal 15 febbraio 2018 sino a febbraio 2019, sponsorizzato da Amtrust e con il patrocinio dell’Ufficio culturale israeliano, apre per la prima volta le sue porte all’arte per raccontare la Shoah e per dare anche attraverso questo mezzo espressivo, come dice il presidente della Fondazione Roberto Jarach nella sua introduzione al catalogo, “un segnale di speranza”. La mostra, curata da Ermanno Tedeschi, curatore e animatore della vita culturale torinese, romana e israeliana, noto anche per le sue collezioni d’arte contemporanea, riunisce in questi spazi suggestivi di Storia e Memoria oltre 40 artisti italiani e internazionali, qui presenti con dipinti, sculture, installazioni multimediali, libri d’artista. Le loro opere sono affiancate da documenti e tre interviste che vengono proiettate nei “luoghi di riflessione del Memoriale”: quella a Daniel Libeskind, l’archistar che, a Berlino, ha firmato il progetto di “Between the Lines”, l’ala moderna del più grande museo ebraico d’Europa, che in una delle sue sale ospita la celeberrima installazione Shalechtet dell’israeliano Menashe Kadishman, celebrata al Memoriale con gli stessi voltii n acciaio punzonato che fanno parte dell’installazione berlinese.

Il catalogo, suddiviso in apposite sezioni, raccoglie le introduzioni di Roberto Jarach –– presidente del Memoriale, di Ferruccio De Bortoli – presidente onorario della Fondazione Memoriale, della senatrice Liliana Segre, presidente dell’Associazione Figli della Shoah e sopravvissuta ad Auschwitz, e del curatore Ermanno Tedeschi; le opere di 40 e più artisti; libri d’artista firmati da Bartolomeo Manno, Igor Scalisi Palmintieri, Mario Zito Enrico T. De Paris; documenti; giocattoli; interviste e le traduzioni in inglese delle introduzioni e delle interviste.

Tutte le opere in mostra sono collegate al tema della Memoria e del Ricordo attraverso l’uso di ogni media possibile: dalla fotografia alla pittura, dalla scultura all’installazione come, per esempio, Libri proibiti, dell’artista siciliano Manlio Geraci, nella quale 774 libri bruciati rappresentano le 774 persone deportate dal Binario 21, collocata, insieme alla scritta neon La Memoria rende Liberi  di Fabrizio Dusi, nello spazio della futura biblioteca del Memoriale che presto andrà a ospitare il patrimonio del Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (CDEC). Suggestive sono le rivisitazioni della stella di David: la luminosa Shoah, sempre di Fabrizio Dusi e Stella di Brigita Huemer Limentani, in plexligas, carta e acrilico. In mostra e in copertina del catalogo troviamo poi Dandelions di Carla Chiusano: un vagone merci fermo sui binari in un prato verde  pieno di fiori gialli dietro il quale, sul fondo si intravede l’ingresso di Birkenau – il giallo dei fiori che pervade il dipinto e i fiori stessi che si arrampicano sul vagone qui diventano simbolo di speranza e di rinascita in contrasto a voler vedere con il giallo della stella che gli ebrei erano obbligati ad indossare e il grigiore che pervadeva il campo di sterminio –; lo sguardo intenso e significativo di Primo Levi nel grande Volto dipinto da Francesca Leone; la tenera scultura di Margherita Grasselli dal pregnante titolo Anna, che con il suo vestitino rosa e i suoi codini rimanda immediatamente ai milioni di donne e bambini sterminati nella Shoah; Every Single One Was Someone di Dado Schapira, che ci presenta un libro ricoperto da un tallet (lo scialle che gli ebrei religiosi indossano per pregare) con dipinta una stella gialla con la scritta “Jude” appoggiato su un vecchio assito di legno (quello delle baracche del campo?) dietro a un filo spinato, che ci viene mostrato anche aperto, con delle mani appoggiate sulle sue pagine fitte quasi segno di preghiera o memento per non dimenticare i milioni di “someone” vittime, come ci ricorda sempre Liliana Segre, solo per la colpa di essere nati; la serie di fotografie di famiglia One Family di Varda Kahana; Anime nel ghetto di Tobia Ravà, La scala di Giacobbe di Barbara Nejrotti, o In Kovno ghetto, fotografie del ghetto, che Orna Ben Ami manipola con inserti in acciaio brunito che non lasciano dubbi all’osservatore sulla tragedia in atto…tanto per citare alcune delle originalissime opere ospitate che fanno parte di “Ricordi Futuri 4.0”. Cuore dell’esposizione sono però due installazioni multimediali: I Binari della Memoria e il libro digitale Io sono mio padre, io sono mio figlio. La prima è una grande installazione video sonora ideata dalla fotografa e video artista Laura Pol e progettata da Riccardo Mazza: visivamente, in uno spazio buio, scorrono a terra verso un muro nero due grandi binari creati dalla proiezione in continuo di fotografie originali di luoghi e famiglie ebraiche ritratte durante la loro vita prima della Shoah e documenti relativi agli effetti delle leggi razziali e fotografie; ricordi di un’esistenza normale, quotidiana e reale di uomini e donne che liberamente vivono la propria cultura e le loro tradizioni. La seconda installazione, invece, è il libro digitale intitolato Io sono mio padre, io sono mio figlio, scritto e ideato da Marco Benadì: si tratta di un’emozionante storia autobiografica dell’autore e della sua famiglia attraverso aneddoti e riflessioni molto incisive, dalla forte valenza didattica per le nuove generazioni, che viene proiettato all’interno del Memoriale.

Esposte in due diverse teche troviamo anche i documenti che testimoniano la cancellazione dall’Ordine degli Architetti per motivi razziali dei professionisti di religione ebraica e dei giocattoli che i bambini ebrei tenevano stretti mentre andavano silenzioso e quieti incontro al loro triste destino.

Nei cosiddetti Luoghi di meditazione del Memoriale, troviamo infine i filmati con le interviste di cui abbiamo accennato.

Il catalogo completa la mostra con una cronologia della Shoah, che riporta gli eventi principali accaduti fra il 1022 e il 1945, concepita per aiutare il visitatore a collocare nella Storia e nella stessa mostra le opere esposte, alcune delle quali sono state realizzate appositamente per questa edizione di”Ricordi Futuri 4.0 Cosa c’è in fondo al binario.”  Una mostra dal titolo denso di significato che utilizza l’arte e il suo linguaggio immediato alla portata di tutti, per mandare un messaggio importante: solo ricordando si può costruire un futuro migliore. Si tratta di “un messaggio di speranza”, un racconto sensoriale inedito sulla Shoah che serve a ricordare ciò che non deve mai più accadere.

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Memoriale della Shoah di Milano

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PAROLE CHIAVE

 


RASSEGNA STAMPA


ISBN

978-88-97350-42-2

Anno di pubblicazione

2018

Autore

Ermanno Tedeschi (a cura di)

Pagine

152

Editore

Proedi Editore

Edizione

Prima

Formato

16,5 x 23,5 cm

Sottotitolo

Cose c’è in fondo al binario

Catalogo

Disponibile in

versione cartacea

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